pier delle vigne - inferno XIII


trittico di dimensioni 30 x 40 cm (cad.) - acrilico su tela - 2007

cocito - inferno XXXII


trittico di dimensioni 40 x 30 cm; 30 x 40 cm e 40 x 30 cm - acrilico su tela - 2008

nesso - inferno XII


trittico di dimensioni 30 x 40 cm (cad.) - acrilico su tela - 2007

le tre fiere - inferno I


trittico di dimensioni 30 x 40 cm (cad.) - acrilico su tela - 2007

cavalcante - inferno X


trittico di dimensioni 30 x 40 cm (cad.) - acrilico su tela - 2007


recensioni


“La pittura sostanziosamente materica di Puccio riporta al gremito della realtà, restituendo il transitare dei vissuti. Il movimento che anima le scene e le figurazioni, di insolita forza visionaria e sotterranea, è qua e là fermato e riarticolato da stati geometrici, scientifici quasi, di assestamento. E' un andirivieni di ripetizioni variate, di mutamenti incorporati che riconducono a stacchi filmici, in una fascinazione di ambiguità.”

Giancarlo Majorino, poeta


“Frammenti, volti scanditi e segmentati come fotogrammi inceppati nella memoria, offuscati e ricomposti, spezzati dalle verticali che ne sezionano l'imperscrutabile fisionomia. “Persone”, molteplicità di sguardi che l'occhio identifica e lascia affondare nella materia del colore, traccia di un campo gestaltico costantemente instabile; le figure di Pietro Puccio abitano uno spazio impenetrabile, suggeriscono spiragli che si rivelano abissi dell'animo. Nelle infinite traiettorie la moltiplicazione dello sguardo amplifica il senso di una percezione fuggevole e pungente, una percezione che non appartiene solamente all'occhio, sensibile a catturare frazioni che come impronte si sovrappongono e rimangono nella dimensione del tempo.”

Chiara Fagone, storico dell’arte


“Facce che s'affacciano sfacciate e sfaccettate. Sono le Persone di Pietro Puccio. Sono dietro i veli e i tagli del tempo psichico, del tempo sensazione, del tempo percezione. Sono visi accavallati, sono sguardi riparati, sono ri-emozioni dentro vetri appannati, ricostruzioni di personalità da molti punti di vista contemporanei che si fermano nel rettangolo classico della pittura. Dentro al rettangolo sopravvivono, più che in uno scatto di foto o in un filmato, i lineamenti insieme e i tratti e rimangono ognuno spingendo per emergere, danno colpi all'altro per stringersi ed apparire. A volte pare che a rivivere in queste pitture siano i segni segreti, quelli più intimi, quelli che in vita non hanno mai osato, se non per qualche istante, venire fuori, nei momenti di rabbia, nei momenti di estasi, nei momenti di realtà di sé.”

Moreno Pirovano, poeta


“Ritengo [Pietro Puccio] un artista molto interessante per le sue ricerche che mirano ad arricchire non solo la pittura ma l’arte in tutte le forme in cui si manifesta. Questo si può fare mettendo insieme, come egli ha fatto, in una performance interartistica un poeta, un musicista e un pittore, creando così un’opera - teatrale direi - in quattro atti (“Fra sé e sé”, 2008), nella quale l'artista sente gli altri come se stesso.

Io credo, o almeno lo spero, che il fine sia l’arricchimento dell’umanità tutta. Forse quest’opera mi ha molto interessato perché mi ha ricordato una risposta data da mio padre ad una domanda di Tornatore, che era venuto ad Aspra per intervistare Renato Guttuso e mio padre. Chiese il regista a mio padre cosa invidiasse a Renato. Immediata la risposta: “Vorrei saper dipingere, vorrei essere un pittore”. Guttuso ne convenne: anche lui voleva essere poeta.”

Flora Buttitta, intervento alla consegna dei premi “Nino Maggio”, Fondazione Ignazio Buttitta, Bagheria, dicembre 2009


“Esistono ancora due mondi? E’ ancora possibile localizzare le civiltà identificandole per qualità o quantità di denaro, cultura, democrazia, guerre? Per il pittore Pietro Puccio e per la sua opera in oggetto certissimamente sì. Una pittura civile, che analizza e scompone e ricompone le relazioni di potere, d’interesse, d’affetto, di fisicità, che addenta il continuo intricarsi delle cose del mondo per ridarcele raccontate sulla tela, chiare, imperdonabili, esplicite.
Avere e non avere. Pare questo in evidenza nel quadro di Puccio. Raccontato nella sua maniera del taglio, della carne e della geometria, come un cortometraggio in cui tutte le scene sono raccontate all’unisono dando a chi guarda la possibilità di decidere quando è il prima e quando il dopo. Linee di conseguenza appaiono e circondano e collegano gli elementi vivi della pittura, a indicare certamente che il tutto è legato in un mutare contestuale, un divenire preciso e implacabile. L’argomento della pittura è il rapporto tra un nord e sud del dipinto, tra un avere abusato e pingue, preciso, colto, univoco ed un non avere sottostante, caotico, indifeso, scollegato dal suo sopra ma di esso diretta responsabilità. Una pittura civile, un racconto dell’oggi lontano dalle argomentazioni solitarie di un viso, di una barca, o dell’esperienza privata.
L’occhio può dunque scegliere di visitare il grasso mondo di chi sta sopra e il diverso sottostante sotto, qui presentati in un’istantanea analogica tela.”

Moreno Pirovano, poeta, in riferimento all’opera “Quell’enorme divario tra chi sta sopra e chi sta sotto”


“Due mondi abitati da individui alla base somiglianti. Mentre uno di essi si presenta estremamente libero di generare movimento e superare valichi di barriere ben visibili ma labili, l'altro sta schiacciato dalla preponderanza del primo ed immerso nella parvenza di un fosco orizzonte che potrebbe essere sereno ma nella fattispecie non lo è. Gli individui di questo universo stanno compatti e legati nel loro orbitare, tenuti insieme da fini legami dalla parvenza invisibili che però li costringono, anche senza immobilizzarli pienamente, dando l'illusione di un moto a cui potrebbero accedere ma che in realtà è precluso.”

Matteo Mariano, musicista, in riferimento all’opera “Quell’enorme divario tra chi sta sopra e chi sta sotto”

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